One Belt One Road: Italia e Cina sognano in grande

One Belt One Road: da semplice idea a progetto concreto tra Italia e Cina (ma non senza malumori)

14/03/2019

L’idea originale della One Belt One Road (in cinese一带一路Yi Dai Yi Lu) risale al 2013; il progetto prevede l’apertura di due corridoi infrastrutturali, che ricalcano l’antica Via della Seta, tra Estremo Oriente e Europa: uno terrestre, la Silk Road Economic Belt, e uno marittimo, la Maritime Silk Road. La Belt and Road Initiative (BRI) si inserisce in una più ampia strategia volta alla realizzazione del “Sogno cinese”: sviluppare, da un lato, la società, l’economia e il territorio della Cina e, dall’altro, potenziare le comunicazioni e i legami materiali e immateriali tra Asia, Africa ed Europa.

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Le nuove Vie della Seta | One Belt One Road

Lo scorso novembre, la visita del vicepremier Luigi Di Maio in Cina ha solo rimandato la possibile ultimazione dell’accordo, intesa che potrebbe concretizzarsi con la firma del memorandum di intesa per il sostegno all'iniziativa One Belt One Road con la visita in Italia, il prossimo 21 marzo, da parte del presidente cinese Xi Jinping.

Per Xi Jinping, infatti, il progetto della One Belt One Road incarna la visione cinese di politica estera. Nel terzo millennio, l’economia e il commercio rappresentano il campo di battaglia in cui si giocano i nuovi equilibri politici e la sicurezza internazionale. Dal punto di vista cinese, i capisaldi da cui prende avvio l’ideazione del progetto One Belt One Road sono il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale degli stati coinvolti, il principio di non aggressione e di non ingerenza negli affari interni degli altri paesi, l’uguaglianza e il reciproco vantaggio e, come obiettivo finale, la realizzazione di una coesistenza pacifica.

La Cina, per attuare il progetto di One Belt One Road, ha in mente un colossale programma infrastrutturale, economico e diplomatico che, al momento, coinvolge già 11 Paesi Ue, tra cui Grecia, Ungheria e Portogallo. La posizione dell’Italia è quella di favorire la crescita delle esportazioni verso i mercati orientali, mercati che prediligono molto più la qualità rispetto al passato. Il mercato cinese, in quest’ottica, rappresenta un’ottima possibilità per l’Italia.

Inoltre, l’Italia può rivestire un ruolo strategico. Fin dall’antichità, il territorio italiano è risultato la chiave per qualsiasi impero perché dava il pieno controllo su tutta l’area del mediterraneo ed era il punto d’accesso per i territori europei più interni. Oggi, in vista della One Belt One Road, il Belpaese risulta determinante per il sistema portuale e logistico nazionale, soprattutto alla luce delle rotte già esistenti tra Italia ed Estremo Oriente.

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Il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella con il presidente cinese Xi Jinping

La Cina è uno dei principali partner commerciali dell’Italia, basti pensare che l’export italiano verso la Cina ha superato i 12 mila milioni di euro. Inserirsi nel progetto della One Belt One Road potrebbe essere un’opportunità da non perdere per l’Italia: migliorando i collegamenti infrastrutturali con l’Asia, ormai divenuta il cuore pulsante dell’economia mondiale, le imprese italiane avranno l’opportunità di incrementare l’export del Made in Italy in molti paesi centro asiatici e in particolare in Cina, nonché di conquistare nuovi mercati.

I possibili cambiamenti a livello economico per la quantità e la qualità delle esportazioni potrebbero influire positivamente sul commercio di mobili e complemento d’arredo Made in Italy. Infatti, se già durante il 2018 l’italia si è affermata come il maggior esportatore di prodotti d’arredamento in Cina con una quota di mercato del 21,8%, l’apertura della One Belt One Road potrebbe essere un ulteriore incentivo alla prolifica industria italiana. La Cina, infatti, sembra sempre più apprezzare l’originalità e la qualità manifatturiera italiana, tanto che possedere un mobile Made in Italy è diventato un segno del proprio status sociale. Dal punto di vista italiano, invece, esportare verso la Cina e l’Oriente non è solo una questione economica: significa esportare una cultura millenaria di cui gli italiani vanno fieri, soprattutto per il fatto che, finalmente, viene compresa anche da popoli di culture diverse e distanti. Questo è ciò che crediamo anche a Casaitaliana.

Casaitaliana | One Belt One Road | italyclassico.com | italyclassico.itNegli ultimi giorni, in seguito alla più concreta manifestazione della volontà italiana di intraprendere questo importante impegno con la Cina di Xi Jinping, si sono sollevati malumori provenienti da altri stati Ue e da oltreoceano. Se i timori di Francia e Germania sono rivolti in particolar modo al fatto che i capitali cinesi possano rompere gli equilibri di potere interni all’Ue, sull’altra sponda dell’Atlantico, gli Stati Uniti, il timore è che, l’alleanza con la Cina possa divenire una dichiarazione di presa di posizione anti-americana. Il vice premier italiano Luigi di Maio ha cercato di rassicurare le paure occidentali: "Io rispetto le preoccupazioni del nostro alleato, ma se stiamo guardando alla Via per la Seta non è per fare accordi politici con la Cina, è solo per aiutare le nostre aziende a portare il Made in Italy, il nostro know-how in un mercato che ce lo chiede".

A questo punto, per scoprire quale sarà il futuro economico di Italia e Cina (e non solo), non ci resta che attendere l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte in programma tra il 22 e 23 marzo a Palermo.


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